Percorsi psicologici e psicoterapia online

 

In queste settimane delicate sul fronte sanitario la psicoterapia online (tramite Skype, Hangout, Zoom, ecc.) è per me un alleato preziosissimo per riuscire a garantire la continuità del lavoro terapeutico con tutte le persone che seguo e per le nuove richieste, venendo incontro a chi, magari proprio a causa del coronavirus, sta attraversando un momento difficile.

In questo post vorrei approfondire di cosa si tratta, rompendo qualche tabù o falsa credenza che riguarda il mondo della terapia online.

Questo tipo di terapia è efficace?

Sì. Lo dice l’esperienza clinica di chi utilizza questa modalità, lo dicono i pazienti e lo confermano gli studi scientifici (sempre più numerosi) svolti in quest’ambito.

Virtuale non è sinonimo di finto ma di reale, perché reale è l’esperienza che paziente e terapeuta fanno insieme.

Gli ingredienti che fanno la differenza sono l’esperienza del terapeuta, sia nel fare psicoterapia che nel farla in modalità telematica, e le sue capacità empatiche e relazionali.

Come funziona?

In modo molto simile alla terapia vis-a-vis: va preso l’appuntamento, vanno concordati gli aspetti di setting e la frequenza degli incontri. Ogni colloquio dura 50 minuti e il costo è come sempre detraibile in quanto prestazione sanitaria.

È necessario inoltre disporre di una buona connessione e avere la disponibilità di un luogo tranquillo e riservato, in cui si possa essere liberi dalla preoccupazione di disturbare o essere ascoltati. Occorre aver preventivamente installato il programma di videochiamata prescelto; i più diffusi sono gratuiti e intuitivi, non è quindi un prerequisito fondamentale essere abili nell’utilizzo del computer.

Cosa cambia rispetto alla terapia vis-a-vis?

Come abbiamo visto l’efficacia è la stessa, a condizione che il percorso sia preceduto da un’attenta valutazione del terapeuta sull’opportunità di utilizzare la modalità online per quella persona, per quella problematica.

La differenza nel tipo di presenza fisica può essere più o meno rilevante, ed è un fattore che va discusso ed analizzato da paziente e terapeuta nella fase di valutazione iniziale. Nella mia esperienza se si instaura una relazione calda, accogliente e di vicinanza emotiva la distanza fisica passa in secondo piano. Anche le parole, i silenzi e gli sguardi possono toccare.

Per chi è indicata e per chi no?

Sicuramente per chi abita all’estero e non ci sono terapeuti che parlano la stessa lingua nei paraggi: in terapia poter utilizzare la lingua madre (come scegliere di non farlo, eventualmente) è importante. Per chi abita in posti isolati o chi è impossibilitato a raggiungere lo studio di psicoterapia, anche per motivi sanitari come in questi giorni. Per chi si trasferisce, e magari ha già un percorso consolidato con il proprio terapeuta e non desidera cambiare. Per chi ha una sintomatologia invalidante o una patologia cronica che non permette gli spostamenti.

In linea di massima, invece, non è indicata quando nel cercare un aiuto online si cerca di evitare qualcosa: in questo caso la terapia online rischia di colludere e amplificare le difficoltà anziché aiutare ad affrontarle. Non va inoltre scambiata per un “pronto soccorso” disponibile all’occorrente, quindi non è ideale in situazioni di emergenza.

 

Piaciuto l’articolo? Per rimanere aggiornati e non perdere i prossimi articoli è possibile iscriversi alla mia Newsletter a questo link.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>