Frammenti di psicoterapia #6 – Sopravvissuti

Vi siete mai sentiti dei sopravvissuti?

Il primo capitolo del primo libro di Harry Potter si intitola “Il bambino sopravvissuto”.
Quando l’ho letto, parecchi anni fa, davo per scontato che l’aggettivo si riferisse al fatto straordinario di essere stato colpito dalla maledizione di Voldemort e di essere ancora in vita, unico tra i maghi e tra i babbani.
Mi sono chiesta, però, se il giovane Harry non fosse un sopravvissuto anche per altre ragioni. Non era stato forse sufficientemente resiliente da sopportare le angherie dei Dursley? Non aveva forse imparato a convivere con la stranezza che suscitavano lui e la sua cicatrice agli occhi degli altri? Non aveva dovuto affrontare un trauma lacerante come la morte dei genitori tutto da solo, riuscendo ad andare avanti nonostante tutto?

A volte nella stanza della terapia incontro questo tipo di sopravvissuti. Persone che nella loro vita hanno affrontato esperienze difficili, situazioni familiari complicate, sofferenze che hanno lasciato un segno profondo. Si sarebbero potuti rompere sotto quel peso, eppure ce l’hanno fatta: sono diventati grandi, sono belle persone, spesso molto sensibili.
Rimane però una cicatrice che continua a far male, proprio come quella di Harry (anche se di solito non è in bella vista come la sua). Magari il dolore si fa sentire di nuovo dopo una separazione, un lutto, una delusione, o magari è il sentirsi incastrati in una situazione (lavorativa, sentimentale, familiare) che non si riesce a cambiare. Può sembrare poca cosa rispetto a quanto già vissuto, eppure spesso è questo il motore che fa iniziare una psicoterapia.
Quello che nella mia esperienza accomuna tutti questi percorsi è che, oltre ad affrontare i problemi attuali, c’è un desiderio di capire e di dare senso a quanto vissuto. Proprio ora che il peggio è passato e che si può respirare un po’, diventa possibile ricordare, elaborare, costruire nuove possibilità.
Il punto non è più combattere per stare a galla ma (ri)cominciare vivere. E farlo, finalmente, a pieno.

 

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