Contagi emotivi (e non)

Non volevo scrivere nulla a proposito del coronavirus, perché circolano già tutte le informazioni necessarie per minimizzare i rischi e ritengo che aumentare il “rumore di fondo” non sia utile a nessuno.
C’è però un altro tipo di contagio che mi preoccupa di più, da cui forse nessuno è davvero immune: quello emotivo. Soprattutto sui social e online, ma non solo.

Si tratta di un fenomeno ampiamente studiato dalla psicologia sociale e, purtroppo, cavalcato da alcuni canali mediatici e da pseudo-divulgatori a caccia di qualche like o, peggio ancora, di qualche vantaggio personale.
L’ansia, purtroppo, viene spesso usata come motore motivazionale. L’ansia “vende”.

In questi giorni il mio pensiero è andato spesso alle persone che già vivono situazioni d’ansia più o meno generalizzate, attacchi di panico, paura di ammalarsi. Ma ho pensato anche a coloro che non si fermano mai a chiedersi come stanno e che liquidano ogni malessere con un “non è niente”. Penso che, in maniera diversa, questo bombardamento mediatico possa aver lasciato il segno in entrambi i casi, colpendo una stessa fatica di fondo nel fare i conti con la propria fragilità, la paura di perdere il controllo, la minaccia che è sempre insita nell’incontro con l’altro, e la prospettiva di un limite esistenziale che nella quotidianità si preferisce rimuovere.

Ma noi non siamo passivi e impotenti di fronte alla paura. Ce lo ricorda l’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto in questo post con tante indicazioni utili per prevenire il contagio emotivo e non.

“La paura fa novanta” recita un vecchio modo di dire. Significa che la paura può farci fare cose incredibili. Forse, perfino farci stare a contatto con domande e scelte che di solito preferiamo scansare, recuperando un senso di responsabilità condivisa e di tridimensionalità esistenziale che da ora in poi sarà nostro compito non perdere più di vista.

 

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